IL FASCINO DELLE CARNIVORE

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Ne esistono moltissime, quelle che si sono adattate alla vita alle nostre latitudini sono piante da interno. I consigli per la cura e qualche idea su chi potrebbe gradirle in regalo

Chi di noi non ha desiderato, almeno un a volta, di avere una pianta carnivora? La particolare modalità di nutrizione che questi vegetali hanno sviluppato le rende misteriose e attraenti. In pratica, le piante insettivore hanno come luogo di origine le paludi, le torbiere, le rocce affioranti: zone in cui il suolo è molto acido e per questo è quasi totalmente privo di nutrienti, in particolare di azoto, fosforo e potassio. Queste piante allora hanno sviluppato la capacità di intrappolare e consumare insetti ed altri artropodi: attraverso la digestione delle proteine animali l’azoto viene integrato dalla pianta. Le piante carnivore presentano delle radici piuttosto piccole in relazione alle dimensioni delle piante. Questo è dovuto al fatto che la pianta spende più energia nella “costruzione” delle trappole e nella produzione degli enzimi digestivi, piuttosto che nell’accrescere l’apparato radicale. In questo modo il compito di assorbire l’azoto e gli altri nutrienti è affidato alle foglie piuttosto che alle radici.

 

Per ogni preda, una caccia diversa

Le piante carnivore hanno sviluppato cinque diversi tipi di trappole per la cattura degli organismi di cui si nutrono. Vediamo quali sono. Trappole ad ascidio: le prede vengono intrappolate all’interno di una foglia a forma di caraffa, contenente enzimi digestivi e/o batteri. Trappole adesive: la cattura avviene tramite una mucillagine collosa secreta dalle foglie. Trappole a scatto o a tagliola: le parti sensibili interne alla foglia rilevano la presenza di una preda, e con un rapido movimento la immobilizzano. Trappole ad aspirazione: la preda viene risucchiata da una struttura simile ad una vescica, l’utricolo, al cui interno si genera un vuoto di pressione. Trappole a nassa: presentano dei peli che dirigono forzatamente la preda all’interno dell’organo digestivo. Le trappole possono essere classificate anche come attive o passive, in base alla partecipazione della pianta alla cattura. Per esempio, la più celebre delle carnivore, la Dionaea muscipula, partecipa attivamente alla cattura degli insetti serrando le foglie. È interessante notare come i diversi tipi di trappola siano specializzati nella cattura di diversi tipi di prede: le piante con trappole adesive catturano piccoli insetti volanti, quelle con trappola ad ascidio sono in grado di predare insetti volanti di maggiori dimensioni, mentre la trappola a tagliola è adatta a catturare insetti del suolo di dimensioni relativamente grandi.

 

Cosa vuole una pianta carnivora?

 

Ormai quasi tutti i centri di giardinaggio dedicano un angolo della serra calda alle piante carnivore: scegliete la vostra preferita, e una volta a casa, ecco le indicazioni di massima per permetterle di godere di buona salute a lungo.

  1. Acqua. Ricordate da quale ambiente provengono: sono piante che necessitano di elevata umidità. Irrigate facendo in modo che restino sempre due dita d’acqua nel sottovaso. Mai versare l’acqua sul vaso o sulla pianta. Non usate l’acqua del rubinetto, troppo calcarea, né delle bottiglie. Meglio l’acqua piovana o distillata.
  2. Spazio. Di solito gli esemplari acquistati nei garden center sono in vasi piccoli: è opportuno, se le radici escono dal fondo del vaso, spostarle in contenitori più profondi, meglio se in plastica. Il rinvaso va effettuato non più tardi della primavera. Le piccole specie (Dionaea e alcune Nepenthes) crescono bene in ampi terrari o vasi di vetro.
  3. Luce. Va bene la luce diretta. È necessaria per la fotosintesi: se l’apporto è corretto, vedrete le sfumature di rosso e viola. La mancanza di luce potrebbe farle soffrire in inverno, quindi potrebbe essere utile procurarsi una luce artificiale a integrazione della solare.
  4. Le carnivore dei climi temperati, sebbene non sopportino il forte gelo, possono essere poste all’esterno per la maggior parte dell’anno. D’inverno vanno tenute in un posto freddo, con temperature attorno a 2-5° C, in modo che entrino in dormienza fino alla primavera successiva, altrimenti cresceranno stentate e indebolite. Fanno eccezione le Nepenthes, che essendo tropicali, richiedono una temperatura da 20° a 30° C per sopravvivere.
  5. Deve essere povero di nutrienti, come il terreno di origine. Apprezzano un misto composto da tre parti di torba di sfagno, e una parte di sabbia orticola o perlite. LeNepenthes crescono bene nel terriccio da orchidee o in un substrato di sfagno puro. Per alcune specie, come Sarraceniacee, è consigliata l’aggiunta del 10% di vermiculite, reperibile nei consorzi o centri specializzati, oppure il ghiaino di quarzo usato per gli acquari.
  6. Assolutamente no! Le radici non devono assorbire sostanze nutrienti: sono le foglie a procurarle, tramite la loro caccia. Per le carnivore, il concime è veleno.

 

 

La preferita di bambini e ragazzi
La Dionaea muscipula è probabilmente la pianta carnivora più conosciuta e diffusa, sia per la sua assoluta singolarità sia per la relativa facilità di coltivazione. Di solito è il primo passo di quella che può diventare proprio una passione. Non si espande in altezza, ma in larghezza, aumentando il numero delle rosette. Dopo circa tre volte che le trappole “mangiano”, si esauriscono e diventano nere. Avendo assorbito le sostanze nutritive dagli insetti, la pianta sarà in grado di continuare a creare nuove trappole.

Posizione: sul davanzale di una finestra a sud, oppure fuori, al sole, senza paura!

Attenzione: è bello veder mangiare la Dionaea, ma imboccarla con mosche o pezzetti di carne è inutile se non dannoso, perché le causerebbe un’indigestione. Al massimo provate a porre fra le sue foglie una zanzara, ma senza esagerare.

Per intrigare un uomo
La trappola del genere Sarracenia è costituita da un ascide, il cui bordo ricco di nettare attrae l’insetto che scivola all’interno. Le sostanze cerose presenti sulle pareti interne impediscono la fuga della preda che, per via enzimatica e batterica, viene lentamente digerita dalla pianta. Una pianta adulta può raggiungere gli 80 centimetri di altezza.

Attenzione: ama la luce diretta, ma in piena estate può essere meglio spostarla in mezz’ombra, perché non brucino le foglie. Eliminate gli ascidi morti, per impedire la formazione di muffe pericolose.

Posizione: vicino alle finestre, o in un terrario.
La più sensuale

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Le Nepenthes appartengono, senza dubbio, ad uno dei più affascinanti e suggestivi generi delle piante carnivore. Sono molto ornamentali, ma hanno anche dalle esigenze particolari, essendo originarie delle foreste tropicali. L’ascidio si presenta con forme anche molto differenti a seconda della specie: ne esistono a forma di becher e di caraffa, di bicchieri per vino dal collo stretto e di flute da champagne lunghi e sottili. Il loro acido è in grado di ridurre una mosca in un involucro vuoto in qualche giorno, mentre un moscerino sparisce in poche ore. Il meccanismo funziona anche con scarafaggi, centopiedi e scorpioni. Gli esemplari più grandi sono in grado di digerire persino piccoli topi.

Attenzione: coltivare una nepenthes è impegnativo ma molto soddisfacente. Sono piante epifite tropicali, quindi la temperatura deve essere sempre maggiore di 20° C. Alla torba preferisce la corteccia per orchidee, mista a sabbia silicea e poca torba. Va innaffiata una volta al giorno, senza il letto d’acqua ma dall’alto, usando acqua piovana o distillata. L’ambiente deve essere molto umido, per questo è meglio nebulizzarle spesso, e la luce deve essere diffusa, non diretta.

Posizione: il bagno.
Lo sai?

Il primo a scrivere un trattato sulle piante carnivore fu Charles Darwin nel 1875. Ne esistono circa 600 specie diffuse in tutto il mondo, distribuite in circa 12 generi e 5 famiglie.

Il primo a coniare il termine “carnivore” fu Francis Ernest Lloyd nel 1942, prima veniva utilizzato il termine “insettivore”. Poiché queste piante non si nutrono soltanto di insetti, ma anche di altri artropodi o di altri piccoli animali, si è ritenuto fosse più corretto utilizzare il termine di piante carnivore.

 

La mia Dionaea non chiude più le mascelle!

Ci piace l’idea che quelle che vediamo siano mascelle dentate, in realtà propriamente si chiamano ciglia. Se facciamo chiudere le trappole per gioco, la Dionaea alla fine smette di serrarle, per evitare un grosso dispendio di energia che non viene ripagato dalla cattura della preda e quindi dalla possibilità di nutrirsi, immagazzinando altra energia. Lasciala in pace per un po’, e si riprenderà. A quel punto, regalale un insettino da mangiare, sarà molto gradito.

 

 Se vuoi saperne di più sulle piante carnivore o se vuoi acquistarle  : MONVERDE GARDEN CENTER SRL- Brebbia- tel. 0332 989123

2017-04-14T16:50:46+00:00